Perchè la Buckfast NON è un ibrido commerciale

Sono stato introdotto al mondo del " fuori standard" in modo piuttosto brusco, essendo stato più volte messo in guardia dall'usare quelli che all'epoca ( e purtroppo per molti versi a tutt'oggi)  erano definiti  ibridi commerciali. Che mi avrebbero costretto a rinnovare continuamente il mio parco regine ma soprattutto ad acquistare all'estero le fattrici . Rapido deterioramento dei caratteri, serie problematiche sanitarie erano il prezzo da pagare per avere voluto produrre di più senza poi volere cambiare le regine . Ero giovane a livello apistico , " divoravo" ogni pubblicazione mi capitasse sotto mano . Questo era quello che mi diceva la carta stampata e le sedicenti autorità di settore. 

 

Eppure ero sempre insoddisfatto , sempre a cercare di ricomporre quello che leggevo entro un alveo di logicità . Mi sfuggiva qualcosa . 

 

Da sempre la famigerata " ape di Buckfast" veniva descritta come un ibrido commerciale , frutto di incroci fra razze pure . L'eterosi era la sua forza, con questa si poteva sperare in favolosi raccolti . 

 

Eterosi , appunto . Questa, secondo opinione pacifica, si ottiene incrociando individui di popolazioni geneticamente molto distanti fra loro . In apicoltura , quindi , l'incrocio di sottospecie diverse , almeno sulla carta ( occorrerebbe indagare la effettiva distanza genetica fra le sottospecie prese in considerazione )  , dovrebbe produrre i massimi effetti . In effetti , in altre branche della zootecnia , questa è pratica abbastanza diffusa. Anche in apicoltura sembrava dunque ci fossero esperti in questo campo, che sapientemente mischiavano sottospecie secondo formule più o meno segrete .   

 

Questa la tesi che circolava e che circola tutt'oggi . Che però presenta forzature e illogicità

Esempi di ibridi commerciali a 2 e 3 vie  da M. Lodesani - L'ape regina - allevamento e selezione pag 325
Esempi di ibridi commerciali a 2 e 3 vie da M. Lodesani - L'ape regina - allevamento e selezione pag 325

a) Difficoltà tecniche 

 

Nel nostro settore questo tutto è estremamente complicato, causa ben noto sistema di accoppiamento di questi insetti . Si poteva fare in passato , non senza qualche approssimazione credo già allora. Era fattibile cioè quando ci si trovava di fronte ad areali tutti di una unica e ben definita sottospecie . Quest'ultima veniva usata per l'accoppiamento finale . Per l'altro , nel caso di ibridi a 3 vie , ben si sarebbe potuto optare per la inseminazione .  Di qui l'opinione diffusa che questo tipo di ape si "nutrirebbe" ( distruggendone gli areali) delle sottospecie che sono necessarie alla sua costante rigenerazione.  Oggi , penso sia pacifico, l'accoppiamento determinate l'ibrido commerciale finito sarebbe possibile solo in stazioni isolate, stante il fatto che areali uniformi non sono più presenti o , giustamente , vengono tutelati e di conseguenza vietate immissioni alloctone . Abbiamo cioè quasi insuperabili difficoltà pratiche .  Non si riesce a capire quindi come sia possibile , per un apicoltore dedito alla produzione di miele che acquista un riproduttore " Buckfast", il controllo dell'ultimo accoppiamento , considerato che questo risulta essenziale per la formazione degli ibridi commerciali . 

 

In altre parole : stante l'estrema difficoltà a controllare gli accoppiamenti in apicoltura e la variegata composizione della maggior parte degli areali europei , come è possibile controllare ultimo passaggio della creazione dell'ibrido ? 

b) Perplessità a livello teorico e logico

 

I risultati poi di queste pratiche porterebbero a un aumento di vitalità della colonia e quindi un vantaggio sotto il profilo della produttività ( e qui si aprirebbe un discorso lungo e complesso ) ma nessuno per quel che concerne altri caratteri desiderabili , come la mansuetudine o la disaffezione alla sciamatura . Anzi, dalla tabella sopra riportata si evidenzia in molti casi un peggioramento , per esempio , del carattere docilità , con colonie sì produttive ma aggressive . 

 

Quello che invece risulta invece dalle evidenze fattuali è in primis che la api di Buckfast sono estremamente mansuete e con percentuali di sciamatura molto basse. Alcune linee hanno poi uno sviluppo molto dolce in primavera .

 

Una bizzarra quanto minoritaria ipotesi che circola in rete è che i riproduttori buckfast, per generare progenie " stabile " ( qualsiasi cosa intenda con questo termine l'autore ) necessitino di materiale "puro" ( cioè di una ben definita sottospecie ). Questa ipotesi è clamorosamente smentita dai fatti : in Piemonte non esiste omogeneità genetica sotto l'aspetto di presenza di unica sottospecie ma non si riscontrano problemi e la chiusura della Emilia Romagna a specie non appartenenti alla ligustica avrebbe dovuto decretare la fine di queste pratiche . Invece tutto sembra continuare . 

 

 

 

 

Quindi , qualcosa non torna. Sia a livello pratico che a livello logico .  Anzi , le incongruenze sono tali e tante che inficiano in maniera importante l'intero costrutto. 

 

 

La verità che è la Buckfast non è un ibrido commerciale . Non è cioè un ibrido in senso stretto . Ma sono linee di api fuori standard che  non appartengono cioè a nessuna sottospecie . Per questo è assolutamente sbagliato accostarle a ibridi commerciali .  Non sono api che devono essere continuamente "ricostituite" partendo da sottospecie , né necessitano di "rinsanguamenti a razza pura" per continuare ad esistere . Sono semplicemente api in cui vengono valutati caratteri desiderabili per l'apicoltura senza nessun riscontro sulla rispondenza o meno ad una sottospecie .  

 

Soprattutto non rendono l'apicoltore dipendente dall'allevatore o dal selezionatore . Non è l'essere fuori standard che determina la necessità di comprare sempre nuove regine ma il voler mantenere determinate caratteristiche . In altre parole , se vorrete avere api con le caratteristiche che avete riscontrato in prima generazione , sarà necessario non lasciare al caso troppi accoppiamenti . Razza o fuori standard poco cambia . L'accoppiamento casuale in altre parole determina l'emersione delle caratteristiche indesiderate e non altre circostanze. 

  Linea di api fuori standard ( esempio Buckfast )  Ibrido commerciale ( esempio CAUCASIT : ligustica x carnica ) 
Necessità di partire sempre da sottospecie pure                    X
Eterosi      Solo se espressamente ricercata                   X
Linea chiusa di api                   X  
Controllo di tutti gli accoppiamenti                   X ( salvo ultimo , se linea strutturata per questo fine )                    X ( sempre )
Aggressività                        X ( su alcuni ibridi . si nel caso di specie)
Caratteri ricercati in apicoltura ( esempio docilità e disaffezione alla sciamatura                     X ( se selezionati sulle linee )                    solo eventuali 

 

 

Fabrizio Fiorito 

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Commenti: 3
  • #1

    Davide Gazzoli (venerdì, 05 marzo 2021 17:56)

    Pienamente d'accordo con la tesi enunciata, del tutto fondata e logica.

  • #2

    Saverio Scarpiello (mercoledì, 10 marzo 2021 18:36)

    Tutto giusto per me

  • #3

    alex brucia (mercoledì, 10 marzo 2021 20:48)

    ho notato come facilmente intuibile le caratteristiche di docilità e anche produttività anche se meno mantengono il primo livello ovvero le f1 poi tendenzialmente diventano aggressive questo mi fà sospettare che non abbiano un dna stabile,tengo a sottolineare cmq f1 non da me prodotte,il resto ho letto con interesse e lo tengo in considerazione in quanto e conoscenza ed esperienza di allevatore immagino serio e temprato.